FacebookTwitterLinkedin

Intervista a Dario Pagani

Intervista a Dario Pagani, Head of Digital & Information Technology di Eni, partner filantropo del progetto e ideatore, insieme a Programma il Futuro, del concorso “Prendiamoci cura delle foreste 2021”.

foto di Dario Pagani

Eni, azienda che opera nel settore dell’energia, si è dotata di uno dei computer più potenti al mondo in ambito industriale. Qual è il motivo di avere in casa un supercomputer?

Dario Pagani: Il nostro supercomputer, HPC5, con una potenza totale di calcolo pari a circa 70 Pflops, è il sesto più potente al mondo, primo in Europa fra i computer industriali, e rappresenta per Eni un supporto strategico al processo di trasformazione energetica lungo tutta la sua catena del valore, dalle fasi di esplorazione e sviluppo dei giacimenti, alla gestione dei dati generati in fase di operation da tutti gli asset produttivi.

Oggi grazie a una così elevata potenza di calcolo sono facilmente impiegabili innovative tecniche digitali per accelerare lo sviluppo di nuove frontiere energetiche, come ad esempio:

  • la cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, dove grazie alle nuove capacità di calcolo riusciamo ad ottenere una migliore risoluzione del sottosuolo, abilitando la modellizzazione e lo studio delle reazioni che avvengono tra roccia e anidride carbonica;
  • le energie marine, come ISWEC che produce elettricità dalle onde. Grazie allo sviluppo di algoritmi che abilitano la simulazione su numerosi parametri fisici e tecnico-economici siamo in grado di velocizzare esponenzialmente l’industrializzazione della tecnologia e, attraverso algoritmi di controllo avanzati, di incrementarne notevolmente l’affidabilità e la produttività;
  • la fusione magnetica, dove negli ultimi anni si sono fatti grandi passi avanti nella ricerca proprio grazie a nuove tecnologie che hanno permesso una sempre migliore gestione ed elaborazione dei dati, abilitando nuove configurazioni per la gestione del plasma.
In sintesi, quindi, l’HPC5 è per Eni un abilitatore e un acceleratore della nostra strategia di decarbonizzazione, volta a perseguire la carbon-neutrality nel 2050.

L’intelligenza artificiale viene da molti considerata come lo strumento per risolvere i problemi della trasformazione digitale. È questa davvero la strada?

DP: I dati e gli algoritmi di machine learning, che rappresentano la base dell’applicazione delle tecniche di intelligenza artificiale, sono per noi imprescindibili e ci permettono una gestione sempre migliore e più efficiente dei nostri business, consentendoci tra l’altro di:

  • ridurre l’incertezza mineraria: l’applicazione di algoritmi predittivi ci ha permesso di minimizzare il rischio esplorativo e migliorare le stime di giacimento;
  • incrementare la sicurezza e le performance dei nostri impianti industriali, in termini di riduzione dei tempi non produttivi, di miglioramento dell’integrità degli asset e di riduzione delle emissioni;
  • dotare i nostri operatori di tecnologie digitale per operare in maniera più sicura ed efficiente, intercettando preventivamente potenziali situazioni di pericolo;
  • creare i digital twin dei nostri asset, per analizzare, prevedere e controllare le operazioni, favorendo quindi il de-risking delle operation produttive;
  • snellire i nostri processi operativi, migliorando la user experience dei clienti e degli utenti Eni;
  • minimizzare gli attacchi alla sicurezza informatica aziendale identificando potenziali path malevoli attraverso l’uso di tecniche di advanced analytics sui dati prodotti in rete.

Come vedi il ruolo dell’essere umano in un mondo aziendale sempre più digitalizzato?

DP: Il ruolo delle persone resta centrale; per Eni le competenze sono da sempre l’asset più prezioso e abbiamo iniziato ad introdurre importanti piani di gestione della formazione e dello sviluppo delle competenze digitali con un chiaro approccio che pone le persone al centro e che avrà un impatto su tutte le risorse.

Per gestire la trasformazione digitale della nostra società sono stati messi a punto programmi specifici di change management che prevedono iniziative diversificate volte ad accompagnare la trasformazione culturale delle persone. Le iniziative prevedono attività di comunicazione interna ed esterna e si stanno inoltre consolidando piani di formazione volti a coinvolgere tutta la popolazione aziendale per aumentare la consapevolezza del mondo digitale, lo sviluppo dei nuovi business e l’importanza del modo di operare quotidiano di ciascuna delle nostre persone.

Infine, è stato lanciato il programma di data culture volto ad includere tutte le persone Eni, sensibilizzandole sulla rilevanza chiave dei dati disponibili in azienda e sull’importanza strategica del loro sfruttamento.

Perché è importante insegnare l’informatica nella scuola?

DP: La digitalizzazione sempre più spinta sta determinando cambiamenti di enorme portata. Anche se è difficile pronosticare con esattezza l’impatto che le nuove tecnologie avranno sulle modalità di organizzazione del lavoro, sugli stili di leadership e sulle professionalità che saranno richieste nel contesto che si va delineando, possiamo affermare con certezza che è diventato indispensabile per gli studenti apprendere questa cultura scientifica qualunque sia il lavoro che desiderano fare da grandi.

Come Eni siamo profondamente convinti che la cultura dell’innovazione e digitalizzazione debba partire nelle scuole, da qui il nostro impegno nella iniziativa “Programma il futuro”: la conoscenza dei concetti fondamentali dell'informatica aiuta i ragazzi a sviluppare il pensiero computazionale, favorendo la creatività e la capacità di risoluzione di problemi, competenze che saranno sempre più richieste per essere protagonisti di una società sempre più digitale.

Quale consiglio per ragazzi e ragazze che vivranno in una società sempre più digitale?

DP: Curiosità, passione e tenacia; oppure, per dirla con le parole di Steve Jobs, “Stay hungry, Stay foolish”!


Per essere sempre aggiornato seguici su Twitter, Facebook, Telegram e YouTube.